Informatica Alternativa – Teoria

13 02 2007

La prima parte di un articolo sulla migrazione dal software proprietario al software libero.

Ci sono molto e valide ragioni per trasformare un computer basato su software Microsoft [Windows + Office + Internet Explorer + Outlook + Messenger + …] in un computer basato su software Open Source.

Alcuni apprezzano l’economicità dei programmi Open Source (completamente gratuiti, anche per uso professionale), altri ne apprezzano l’affidabilità (frutto della filosofia di realizzazione aperta e collaborativa), altri ancora sono motivati da considerazioni di carattere tecnico-filosofico (il comportamento del software Open Source è conoscibile e, in linea di principio, controllabile, mentre il software proprietario è, per definizione, una scatola nera di cui si ignora il reale funzionamento).

Numerosi sono anche i professionisti e gli appassionati, desiderosi di lavorare tutto il giorno con uno strumento altamente personalizzato ed efficiente, in grado di rendere l’uso del computer meno passivo e frustrante.

Personalmente ritengo incredibile il fatto che più del 90% degli utilizzatori di computer nel mondo adoperino lo stesso identico insieme di applicazioni:

– Sistema Operativo Windows (in una delle sue varianti)
– Suite di applicazioni Office (Word, Excel, PowerPoint e, in misura minore, Access)
– Outlook per la posta elettronica
– Internet Explorer come navigatore Internet
– Messenger per chattare con gli amici

Molte persone giungono ad identificare il computer stesso con Windows o, in uno sforzo di semplificazione notevole, con Word. Un risultato di marketing più che onorevole.

Il software Open Source offre una alternativa a tutto questo, liberando l’utente degli schemi d’uso e dai limiti tecnologici imposti dalla Microsoft, gelosa dei propri segreti industriali e sostanzialmente indifferente al contributo che la comunità di utenti può offrire.

I software Open Source sono tantissimi, differenti tra loro e personalizzabili. Benchè sia utile identificare le eccellenze, come farò nella seconda parte di questo articolo, esistono molte alternative valide per quasi tutte le tipologie di software. Questo permette all’utente di provare programmi differenti e scegliere la soluzione migliore in base alle proprie reali esigenze.

Gli utenti possono segnalare problemi agli sviluppatori, così come possono proporre loro potenziali migliorie. Le comunità di programmatori che mantengono i software Open Source si rapportano costantemente con gli utilizzatori, dando massima importanza al feedback ricevuto, nel tentativo di costruire strumenti più utili e potenti. Strumenti disponibili per tutti, gratuitamente!

Tutto questo può sembrare pura utopia. Una moltitudine di esempi concreti dimostra, invece, l’efficacia di questo modello di realizzazione del software, che si basa in grande parte sullo sforzo di migliaia di volontari e, in misura minore, sui contributi alla ricerca di istituzioni pubbliche e private (prevalentemente americane).

I progetti Open Source di maggiore importanza e successo sono i seguenti:

> Linux, sistema operativo estremamente evoluto e flessibile, molto utilizzato in ambiente tecnico-scientifico (dai supercomputer ai server internet), negli ultimi anni è maturato in una serie di versioni perfezionate per l’utilizzo sui computer di casa e ufficio.

> Apache, il software che permette il funzionamento di più del 50% dei siti internet esistenti. Il nome tecnico di questo tipo di applicazioni è Web Server.

> Firefox, navigatore Web sicuro, potente e incredibilmente personalizzabile. Internet Explorer 7 imita Firefox, si avvicina qualitativamente, ma non riesce a superarlo.

> OpenOffice, suite per l’ufficio completa e funzionale. OpenOffice è l’unico tentativo riuscito di creare una valida alternativa al monopolio globale di Microsoft Office.

Il risultato più importante raggiunto dal progetto OpenOffice è la definizione di uno standard libero e internazionalmente riconosciuto, chiamato OpenDocument, per la memorizzazione dei dati. Salvando un file di testo in “.ODT” (il formato OpenDocument per i testi) anzichè in “.DOC” (il formato Microsoft per i testi), si ha la sicurezza che chiunque, in qualsiasi parte del mondo, oggi come domani, potrà installare gratuitamente un programma in grado di leggere e modificare quel file. Un file “.DOC” richiede una licenza originale di Word per essere manipolato, rendendo il documento con estensione “.DOC” non universalmente utilizzabile.

Get Open Office!
 Use OpenOffice.org

Questo è il migliore esempio dell’importanza socio-economica del software Open Source. Con il dilagare in ogni aspetto della nostra vita dell’informatizzazione, è fondamentale che gli strumenti di base (per scrivere, fare calcoli, ascoltare musica, ecc.) siano compatibili a livello globale e assolutamente gratuiti.

L’informatica non è più un lusso o un hobby, è una vera e propria necessità per millioni di individui. Scrivere al computer e accedere ad Internet sono, almeno nei paesi avanzati, attività fondamentali come guidare una macchina o telefonare. Per questo non è accettabile che aziende come Microsoft definiscano standard chiusi e li impongano al mondo intero sfruttando la propria posizione dominante di mercato.

Sostituire i software proprietari con software Open Source è oggi possibile (a meno di esigenze estremamente specifiche) e piuttosto semplice. In un prossimo articolo presenterò una rassegna di software liberi con cui procedere alla vostra personale migrazione.


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2 responses

14 02 2007
Leo

I “casini” sono se vuoi giocare a WoW, Oblivion, CoD, DooM, Half-Life, ecc. ecc. ecc. In quel caso, Windows “X” è necessario.
Inoltre, sovente certe funzioni avanzate utilizzate (da una terza persona) per creare documenti (tipicamente Word, ma non solo) possono non essere riconosciute o gestite “male” da programmi Open Source (e.g. Open Office).
Non è una critica, è che la strada è ancora lunga…..

14 02 2007
jacopo78

Concordo al 100% per quanto riguarda il “problema” videogiochi, osservando, però, come interessi una ben precisa, e in qualche modo ristretta, fascia di utenza.

Per quanto riguarda l’interoperabilità Microsoft Office – OpenOffice, deve essere biasimata solo Microsoft.

OpenOffice garantisce la compatibilità con Office grazie ad uno sforzo lungo e complesso (e imperfetto) di reverse engineering, sforzo necessario per via della totale mancanza di collaborazione da parte di Microsoft, che ben si guarda da rendere Office interoperabile.

La soluzione del problema è, comunque, banale! Basta utilizzare tutti OpenOffice e salvare i documenti nel formato nativo OpenDocumenti, ora gestibile anche da Microsoft Office.

Nell’azienda in cui lavoro, OpenOffice sta soppiantando completamente Office, garantendo un risparmio di migliaia di euro. All’esterno vengono inviati quasi esclusivamente documenti PDF, ottenibile direttamente da OpenOffice.

Verranno mantenute 3 o 4 copie di Microsoft Office per gestire i documenti in ingresso particolarmente complessi.

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