Creative Commons

28 02 2007

La proprietà intellettuale è uno dei concetti alla base della moderna società capitalista. Il diritto d’autore (copyright), i brevetti (patents) e i marchi registrati (trademarks) sono esempi degli strumenti legali creati per garantire lo sfruttamento economico delle idee (artistiche, scientifiche, ecc.) da parte di coloro che ne detengono i diritti.

C come Copyright

Copyright

Appare intuitivamente giusto che l’autore di una canzone possa trarre beneficio economico dalla propria opera originale; analogamente sembra corretto che un’azienda, dopo aver investito miliardi di dollari nello sviluppo di un nuovo farmaco, abbia il diritto di commerciarlo in esclusiva per coprire le spese sostenute.

Ma dov’è il confine tra lo sfruttamento lecito e l’abuso? E’ accettabile che una casa discografica possa detenere i diritti sulle canzoni di un autore per 70 anni dopo la sua morte e che, in virtù di tali diritti, possa perseguire legalmente ragazzi che scaricano tali canzoni per ascoltarle a casa, senza alcuna finalità di lucro? E’ accettabile che la brevettabilità delle idee originali venga estesa ad algoritmi matematici/software o a sequenze genetiche appartenenti a piante o animali?

La difesa ad oltranza della proprietà intellettuale limita severamente la circolazione di cultura e tecnologia, alimentando il divario tra i ricchi (che hanno i mezzi e il tempo per produrre cultura e il denaro per comprarla) e i poveri (che non hanno nessuna delle due cose).

I paesi in via di sviluppo sono sempre stati scettici nei confronti della Proprietà Intellettuale, consapevoli dell’immane svantaggio che essa genera nella rincorsa dei paesi sviluppati. Un esempio su tutti: per anni le multinazionali del farmaco (Big Pharma) si sono rifiutate di concedere ai paesi africani il diritto di produrre i farmaci contro l’AIDS a prezzo ridotto. Milioni di persone non hanno potuto accedere alle moderne terapie contro l’AIDS perchè i detentori dei diritti non volevano indebolire i propri brevetti industriali! E’ difficile stimare la gravità e le conseguenze in termini di vite umane di tale miope visione del mondo.

Se anche voi pensate che l’interpretazione moderna del diritto d’autore e dei brevetti sia ottusa e sterile, se credete che questo edificio legale giovi soltanto alle grandi aziende per salvaguardare i propri interessi, forse sarete interessati a sapere che esistono metodi più moderni e flessibili per proteggere le proprie opere d’arte o invenzioni.

La licenza Creative Commons è stata creata per permettere agli autori di opere dell’ingegno (artisti, scienziati, fotografi, scrittori, ecc.) di salvaguardare la paternità del proprio lavoro, stabilendo con precisione quali diritti si vogliono mantenere e quali si vogliono cedere.

E’ così possibile rilasciare opere che sono liberamente distribuibili se ciò avviene senza fini di lucro, ma sono protette da utilizzi a fini di lucro non autorizzati. Il sito è molto più chiaro, per cui vi invito a fare un semplice click QUI per andare a vedere con i vostri occhi.

Incidentalmente sappiate che tutto ciò che scrivo su questo blog è rilasciato sotto la seguente licenza Creative Commons:

CC 3.0 by-nc-sa

Se vi sentite in vena di approfondimenti sulle problematiche legate alla proprietà intellettuale, potete partire dal sito della Electronic Frontier Foundation.


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2 responses

28 02 2007
demone

Le attuali leggi sul diritto d’autore vengono da un mondo che ormai non esiste più da tempo. E’ ovviamente giusto tutelare chi investe tempo e risorse (anche economiche) in un progetto, ma allo stesso tempo questa tutela non può essere eterna, altrimenti bloccherà la crescita complessiva della società.
Detto ciò non credo che sarà facile far cambiare idea a chi su questo meccanismo ci specula da anni.

Complimenti per il blog.

16 04 2007
paolo

il mio hobby ?il giardinaggio!!!
http://www.lavoraperme.com

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